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Dopo cinque illustrissimi predecessori cacciati a calci nel sedere e senza tanti complimenti, Marissa Mayer (ex dipendente numero 20 ed executive di Google) è il nuovo Presidente e CEO di Yahoo!. Stampa internazionale e gossip digitale si scatenato subito in un tourbillon mediatico oscillante tra il noioso e il ripetitivo (sì, va bene, è una donna, è giovane, tra poco sarà madre, in Italia il managerial thinking fermo al ’15/’18 non l’avrebbe mai permesso, etc.), tutti scandalizzati, tutti galvanizzati, c’è aria di rivoluzione, ok stop. Quello che invece è passato abbastanza sotto silenzio (per lo meno in Italia, perché Wired USA invece ne ha parlato) è che per la community di Flickr, arcistufa della stagnante politica d’innovazione che Yahoo! ha riservato negli ultimi anni a quella che un tempo era la piattaforma di punta del photo-sharing internettiano, la nomina della Mayer è stata (ed è) vissuta con enfasi e aspettative paragonabili a quelle che potrebbe suscitare all’oggi un’apparizione della Madonna. Se per molto tempo Flickr ha infatti costituito un modo (per non dire “il” modo) simpatico, rapido e performante di gestire/condividere/disseminare le proprie foto e le proprie immagini nella cybersfera, dopo l’avvento sul mercato di altre mille piattaforme omologhe (Instagram in testa) il colosso di Sunnyvale non ha mai saputo (o voluto, visto che i servizi di punta del suo core-business sono altri) implementare strategie di innovazione capaci di opporsi realmente alla feroce avanzata dei competitors. Certo, non sono mancati investimenti sul fronte del capacity management, della performance di storage e dell’integrazione con piattaforme di terze parti, non si sono verificate fughe di massa di utenti ansiosi di traslocare i propri gatti e i propri piedi da Flickr a Instagram (gattofilia e feticismo, si sa, sono croce e delizia di ogni photo-sharer), la curva di crescita dell’archivio condiviso dagli utenti è ancora relativamente costante (benché non ripida come quella di Instagram) e i gnubbi d’ogni dove continuano imperterriti ad aprire account Pro come se piovesse (troppi gatti, troppi piedi, o troppo belli!). Quella che però è venuta a mancare del tutto è una strategia rivolta davvero alle reali esigenze dell’utente Flickr, comprensiva di linee di sviluppo (almeno in parte) user-generated, di funzioni originali community-driven, eventi e contest sinergizzati a dovere con altre piattaforme leader della social-sphere (che questi cattivoni, si sa, sulle pagine del Times si guardano in cagnesco, ma dietro le quinte sono ben lieti che i loro utenti generino contenuti - e indirettamente revenue - rimbalzando di bacheca in bacheca), insomma qualcosa di nuovo (ma non troppo!) capace di rendere la piattaforma qualcosa di più di un mero archivio di foto taggabili, condivisibili etc. etc. etc. (si legga in merito il bel post di Mat Honan su Gizmodo).

Così, stufa di vivere in un social rimasto ormai al palo da almeno 2 anni, ai primi sentori della nomina della Mayer la community di Flickr si è subito lanciata in un accorato appello “Dear Marissa Mayer, please make Flickr awesome again”! Manco a dirlo, il grido ha avuto un’eco talmente vasta da: 1) scatenare un vero e proprio sit-in di postulanti nella timeline di Twitter

, 2) finire sui titoloni di giornali e media di spicco americani (es. CNN) e, dulcis fundo, 3) obbligare la stessa Yahoo! a rispondere pubblicamente all’appello con un proclama “Dear Internet” assolutamente sul pezzo. La Mayer, desiderosa di inaugurare il suo mandato in maniera a dir poco étonnant, pare che abbia dapprima invitato l’intera community ad esprimere i propri desiderata in merito a funzioni, ergonomia, appeal (e chi più ne ha più ne metta) della piattaforma, e che non contenta abbia poi fatto aprire numerose vacancies riservate a figure creative da selezionarsi direttamente entro il milieu della Flickr community. Dopo un primo momento di febbricitante e luminoso crowdsourcing, l’iniziativa “Dear Marissa Mayer” si è stemperata presto in giocose perdite di tempo, trollate e tormentoni a dir poco goliardici (in primis il “Dear Marissa Mayer, please kill the ‘!’ in Yahoo!”, che proprio in questi giorni spopola su Twitter), ma poco importa. Quel che realmente importa è la fatica immane che Yahoo! dovrà fare se vorrà tenere fede all’impegno preso. La concorrenza è spietata (FB+Instagram e la nuova FB Camera tanto per citare qualcuno), il tempo ridottissimo, la distanza da colmare enorme. Il fatto che la Mayer sia legata geneticamente a Google potrebbe aiutare non poco (si veda in merito il bel pezzo di Antonio Lupetti su Woorkup), ma a quale prezzo? Staremo a vedere. Mentre attendiamo il volgere degli eventi, mi raccomando: non fotografate più cibo di quello che riuscite realmente a mangiare, andateci piano con gli outfits osé (soprattutto in vacanza), tenete i piedi al loro posto (per terra e possibilmente in un paio di scarpe) e prendetevi cura dei vostri gatti. Perché chi abbandona il proprio gatto su Flickr, è una bestia! ;-)

(header image by Poolie, Creative Commons License BY 2.0)